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L’avvento della Chiesa liquida

È impopolare il ruolo dell’inquisitore. Davanti alle “deformazioni” della fede egli non può tacere. Di per sé ogni buon pastore dovrebbe avere tale preoccupazione, sempre se ha a cuore la fede della Chiesa. Purtroppo vediamo sempre più spesso che vi sono sacerdoti che antepongono se stessi, la propria creatività, le proprie idee al Vangelo di Cristo. È nota quella massima di San Benedetto: “Nihil amori Christi praeponere”(Nulla anteporre all’amore di Cristo). Potremmo anche dire “Nulla anteporre al Vangelo di Cristo!”.

Cari amici, è questo il dramma della Chiesa attuale, in quanto si trova ad un bivio: scegliere se confermarsi e confermare nel Vangelo di Gesù, oppure “aggiornarsi” per adattarsi al mondo. San Paolo afferma a chiare lettere che «nessuno può porre un fondamento diverso da quello che già vi si trova, che è Gesù Cristo». (1Cor 3,11). Se la Chiesa optasse per un fondamento diverso da Gesù, muterebbe “geneticamente” la sua realtà di Chiesa Cattolica. Inutile nascondersi: vi sono da parte di alcuni pastori dei tentativi in tal senso. Pastori che sono preoccupati di inseguire la modernità, piuttosto che portare le anime alla perenne Verità di Cristo.

La modernità! È interessante come ne parla un noto filosofo e sociologo che molti di voi forse conosceranno: Zygmunt Bauman. Egli infatti utilizza la metafora della “liquidità” per descrivere la condizione nella quale ci troviamo: una sorta di zona liminale, intermedia, transitoria e incompiuta, i cui approdi sono ancora un mistero. Essere “moderni”, secondo Bauman significa essere “in divenire”. Da qui l’espressione “modernità liquida”. Mentre nella fase precedente, “solida”, gli individui aspiravano o potevano aspirare al controllo del proprio futuro e ad uno stato di perfezione, in questa nuova fase di “modernizzazione” il futuro appare ignoto.

Secondo voi: cosa dovrebbe fare la Chiesa in tale situazione? Fornire all’umanità le solide verità del Vangelo di Gesù o conformarsi a tale condizione generalizzata di “liquidità”? Sembra che progressivamente si imponga una concezione di “chiesa liquida”. Si vede emergere qua e là, un magistero nuovo, che afferma una verità, e il giorno dopo il suo esatto contrario, un magistero che alimenta confusione e che dà adito – ad alcuni teologi in voga – di giustificare le posizioni teologiche più improbabili. Si tratta di testi che rimangono aperti ad ogni conclusione, anche le più ardite e rivoluzionarie. Come dice Stefano Fontana «la liquidità favorisce il processo, la sostituzione della verità con la relazione, il come che diventa prioritario sul cosa e sul perché». In questo modo la Chiesa Cattolica e il servizio petrino viene meno al suo compito al tempo stesso fondamentale e irrinunciabile: confermare i fratelli nella fede.

Anche oggi l’uomo di oggi va alla disperata ricerca di punti fermi. Abbiamo urgente bisogno di punti fermi! (come ci ricorda anche il lavoro teologico del grande Hans Urs von Balthasar). Credo che questa idea di una “chiesa liquida” e di un “magistero liquido” che non definisce nulla e che non parla (volutamente!) con chiarezza sia destinata a crollare in quanto non è la Chiesa di Gesù. Forse conviene ricordare il noto motto ruminato dai monaci certosini: «Stat crux dum volvitur orbis! (La croce sta salda mentre il mondo gira).

Profetiche e incoraggianti suonano alle nostre orecchie le parole del grande Papa Paolo VI con le quali concludiamo: «C’è un grande turbamento in questo momento nel mondo della Chiesa, e ciò che è in questione è la fede. Capita ora che mi ripeta la frase oscura di Gesù nel Vangelo di san Luca: “Quando il Figlio dell’Uomo ritornerà, troverà ancora la fede sulla Terra?”. Capita che escano dei libri in cui la fede è in ritirata su punti importanti, che gli episcopati tacciano, che non si trovino strani questi libri. Questo, secondo me, è strano. Rileggo talvolta il Vangelo della fine dei tempi e constato che in questo momento emergono alcuni segni di questa fine. Siamo prossimi alla fine? Questo non lo sapremo mai. Occorre tenersi sempre pronti, ma tutto può durare ancora molto a lungo. Ciò che mi colpisce, quando considero il mondo cattolico, è che all’interno del cattolicesimo sembra talvolta predominare un pensiero di tipo non cattolico, e può avvenire che questo pensiero non cattolico all’interno del cattolicesimo diventi domani il più forte. Ma esso non rappresenterà mai il pensiero della Chiesa. Bisogna che sussista un piccolo gregge, per quanto piccolo esso sia».


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