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Santi capricci

Ebbene si: abbiamo un Dio che fa i capricci!

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Questi capricci hanno nomi e storie differenti ma sono uniti da un comune denominatore: la Santità!

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A noi uomini è stato insegnato fin da bambini che non dobbiamo fare i capricci, e noi abbiamo imparato così bene la lezione da ripeterla anche a Dio, soprattutto a Natale: “Dai Bambin Gesù, non fare i capricci, ACCONTENTAMI. Maria, Giuseppe dite a vostro Figlio che se proprio deve fare i capricci, almeno li faccia a metà o di colore rosa confetto che sono PIÙ MIGLIORI (errore volontario) da seguire (digerire)!”

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Ma siccome, come abbiamo detto, Dio fa i capricci, quasi mai ci accontenta e ci sbatte dritte dritte sulle prime pagine dei libri figure di uomini e di donne talmente meravigliosi che quasi quasi ci scoraggiamo a lambire con le dita gli angoli delle pagine. Eh già! Perché noi siamo tutti d’accordo che una ragazza giovanissima ami lo sport, sia la prima della classe e abbia un’avvenire assicurato, ma quando Dio fa i capricci e questa qui prende armi e bagagli e si fa letteralmente murare viva nella cella di un monastero camaldolese per quasi 50 anni col nome (non proprio amabile se unito al cognome Crotta) di Suor Nazarena, allora lì non siamo più d’accordo e sbuffiamo come cavalli scontrosi.

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Basta con questo mettere fard e fiocchetti rosa ai nostri Santi. Ma qualcuno di voi ce la vede una come Santa Teresa d’Avila a fare la Candy Candy o un Don Bosco a fare l’Omino di pan di zenzero?

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I Santi sono così: mordono e graffiano il nostro “tenero cuoricino” fino a ferirlo dell’Amore di Cristo.

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Sono “capricci di Dio”, dal colore rosso sangue e dall’amore doloroso e scomodo come i chiodi e i flagelli; pensate a San Giovanni di Dio che appena capì di essere amato divinamente cominciò ad urlare e fare le capriole nella Cattedrale gremita e per questo fu sbattuto in manicomio, a Santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein) che riuscì a conservare l’empatia anche in un campo di concentramento, al Cardinale Simoni che imprigionato in Albania diceva Messa spremendo acini d’uva e consacrando bricioline di pane, a San Giovanni della Croce che scrisse i più bei poemi della cristianità in carcere con la tonaca che gli marciva addosso e i parassiti che gli divoravano la carne, e a tanti altri ancora.

Facciamoci Santi, grandi Santi, presto Santi, Santi talmente santi da sfondare le cateratte dei Cieli per i diluvi di Grazie che passano dalle nostre mani!

A presto!

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