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Aborto: un dogma gnostico e postmoderno 

(articolo tratto da European Centre for Law and Justice e disponibile al seguente link: https://eclj.org/abortion/un/avortement-un-dogme-gnostique)

Promuovere l’aborto come libertà individuale esprime una scelta filosofica fondamentale che supera la questione del controllo delle nascite: è la scelta del dominio della volontà individuale sull’essere, del volontarismo sulla metafisica; una scelta alla base della postmodernità.

l risultato di questa scelta è che l’essere umano sarà valutato solo in proporzione alla volontà di cui è prima oggetto e poi soggetto. La sua esistenza vale quindi all’interno del progetto che l’adulto è in grado di formulare nei suoi confronti, quindi all’interno del suo livello di coscienza, cioè di autonomia. Ciò che ha valore in sé non sarebbe la vita, condivisa con gli animali meno evoluti, ma il livello di coscienza personale che emerge dalla vita e si identifica come spirito.

La pratica legale e massiccia dell’aborto trasforma il rapporto della nostra società con la vita umana: la desacralizza e falsifica la procreazione. Si dice che liberi l’uomo dal suo rispetto superstizioso per la natura, aprendo la strada a un controllo razionale della vita umana, considerata come un materiale. Pierre Simon, l’apostolo della contraccezione e dell’aborto in Francia, dichiarò nel 1979: “la vita come materiale, questo è il principio della nostra lotta”, “dobbiamo gestirla”.

Distruggendo l’icona del rispetto della vita con l’aborto, la società raggiunge una nuova “libertà”: la libertà scientifica, che porta al controllo della procreazione e della vita, ma anche alla libertà sessuale che è facilitata dalla contraccezione, ma garantita dall’aborto.

L’aborto libererebbe la sessualità dalla procreazione e libererebbe le donne dalla “schiavitù della maternità” (Margaret Sanger). Questa trasgressione emanciperà l’umanità dall’istinto sessuale e riproduttivo che è un arcaismo della sua precedente animalità. Di conseguenza, l’umanità progredirebbe nel processo di evoluzione che porta dalla materia allo spirito. Inoltre, poiché la volontà è l’espressione più perfetta dello spirito, gli slogan “Il mio corpo mi appartiene” o “L’aborto è una mia scelta, un mio diritto” esprimono il trionfo dello spirito umano sul corpo e sulla materia. Allo stesso tempo, il ricorso massiccio all’aborto condanna la società al materialismo, vietandoci di considerare che l’essere umano ha un’individualità e un’anima, anche prima della nascita, indipendentemente dal suo stato di coscienza. Dobbiamo quindi credere che l’umanità di un essere sia il risultato del suo stato di coscienza, che è principalmente condizionato dal suo stato fisico e materiale.

L’aborto sarebbe positivo anche nella misura in cui riduce maggiormente la prole delle popolazioni meno “evolute”: argina la povertà alla fonte. Molto prima del femminismo, i primi promotori dell’aborto sono stati il materialismo, il malthusianesimo e l’eugenetica. Quindi il vero obiettivo del controllo delle nascite non è tanto la pianificazione familiare, quanto l’acquisizione razionale dell’istinto sessuale, della procreazione e della vita, che viene vista come un vettore per il progresso dell’umanità.

Al contrario, gli oppositori all’aborto non sarebbero che idolatri della vita e nemici del progresso; non avrebbero capito o non avrebbero ammesso che la vita non è che materia, mentre la coscienza è spirito, caratteristica dell’uomo e suo unico bene.

Questa concezione del progresso che è alla base del dogma dell’aborto è il risultato della contrapposizione tra corpo e spirito. Questa dialettica, profondamente radicata nell’immaginario umano, distrugge l’unità dell’uomo: la volontà non può, senza soffrire, ritorcersi contro il proprio corpo, né sollevarsi contro di esso. Affermare “l’aborto è la mia libertà” equivale a imporre un’automutilazione. Ma non più dei piercing, dei tatuaggi o dei suicidi, questa mutilazione riesce a spiritualizzare il corpo.

Questa negazione del corpo a vantaggio dello spirito è l’aspirazione angelica, antica e manichea. Il Cristo vi ha risposto con la sua incarnazione. Facendosi carne, il Verbo, lo spirito di Dio, ha elevato il corpo a una dignità che supera tutto ciò che l’uomo può raggiungere con le proprie forze. Ogni volta che si consacra l’Eucaristia, la materia più ordinaria viene elevata alla più alta dignità; ogni volta che una donna e un uomo ricevono la comunione, ogni volta che si uniscono e danno la vita, partecipano all’unità vitale delle persone divine della Trinità.


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