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Le prove della risurrezione di Gesù

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IL PRIMO ANNUNCIO DELLA RESURREZIONE
Il primo annuncio scritto della Resurrezione è un passo di San Paolo che risale al 56 d.C. (solamente una ventina di anni dopo la morte di Gesù), secondo altri studiosi addirittura contemporanea alla morte di Gesù!
Paolo, nella prima lettera ai Corinzi, scrive infatti ciò che lui ha ricevuto da altri, quindici anni prima:
“Vi ho trasmesso dunque, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto: che cioè Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture, fu sepolto ed è risuscitato il terzo giorno secondo le Scritture, e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici. In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta: la maggior parte di essi vive ancora, mentre alcuni sono morti. Inoltre apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli. Ultimo fra tutti apparve anche a me”.

CONCATENAZIONE DEGLI EVENTI
Dobbiamo tutti fare i conti col fatto che, nella storia, tutti i fatti sono concatenati tra loro, e se si omette anche solo uno di essi, non si capisce più la storia, perché rimangono solo degli effetti senza cause.
La concatenazione degli eventi è molto serrata nei Vangeli, e si può riassumere in:

1. predicazione
2. miracoli
3. scontro con i farisei
4. crocifissione
5. resurrezione
6. rapida e consistente diffusione del messaggio cristiano e presentazione di Gesù come figlio di Dio.

Cancellando la “resurrezione” è storicamente e umanamente impossibile spiegare ciò che è successo dopo: i discepoli predicano il Vangelo in tutto il mondo, muoiono martiri pur di testimoniare che il crocifisso è figlio di Dio.  Le persecuzioni dei seguaci di Cristo iniziarono subito dopo la morte di Gesù, ma molti, nonostante ciò, decisero di convertirsi al Cristianesimo vedendo i miracoli che compievano gli apostoli grazie alla fede in Dio.
Gli apostoli, dopo aver rinnegato Gesù, dopo averlo abbandonato, fuggendo, erano completamente depressi e smarriti, e vedendolo morire, abbandonato da Dio, pensarono di essersi sbagliati, mettendo in dubbio che Gesù fosse il Messia.
Si rinchiusero quindi nel Cenacolo senza speranza, senza capire più nessun senso delle Profezie Messianiche, e senza alcun potere politico, economico o sociale.

Poi però, sappiamo come andarono gli eventi, per molti aspetti, paradossali:
A distanza di tre giorni, da uno stato di depressione e smarrimento, trovarono una forza e un coraggio tale da permettere loro di annunciare il Vangelo in tutto il mondo, affermando che Gesù è figlio di Dio ed è vivo.
Improvvisamente comprendono il significato delle Scritture e delle Profezie, ma soprattutto sfidano l’impero romano senza armi e senza alcun potere, arrivando ad essere torturati ed uccisi.
Il problema di vitale importanza è: che cosa ha scatenato questi radicali cambiamenti?
Ci sono dei fatti evangelici interessanti che aiutano a dimostrare la credibilità dei racconti dei discepoli, vediamone alcuni.

GIUSEPPE D’ARIMATEA
Un indizio che pochi considerano è la presenza di Giuseppe d’Arimatea, coinvolto nella crocifissione e deposizione di Gesù: perché gli evangelisti avrebbero tanto valorizzato un membro del Sinedrio, dell’autorità ebraica responsabile dell’uccisione di Gesù?
La presenza di Giuseppe d’Arimatea, confermata da tutte le fonti cristiane, è ciò che rende realmente plausibile tutto il racconto: se gli evangelisti avessero inventato la sepoltura di Gesù, non avrebbero mai inserito come protagonista una figura così specifica come un membro del Sinedrio giudaico, in quanto l’invenzione non avrebbe retto di fronte all’immediata smentita da parte delle autorità ebraiche.

DONNE: TESTIMONI POCO ATTENDIBILI?
Particolarmente significativo è il fatto che le prime testimoni del sepolcro vuoto furono le donne, che all’epoca non avevano nessuna importanza né credibilità.
Il fatto che gli evangelisti fossero sinceri anche in questo, dimostra il loro intento di voler essere fedeli alla realtà dei fatti (avrebbero potuto mentire dicendo di aver trovato loro il sepolcro vuoto)!

RACCONTI SENZA ABBELLIMENTI
Se gli apostoli avessero voluto essere più credibili, anziché limitarsi a dire la verità, avrebbero potuto omettere questo fatto, assieme a molti altri fatti imbarazzanti per loro, che invece sono molto frequenti nei Vangeli, a partire dalla loro fuga mentre Gesù veniva ucciso.

RACCONTI CON CONTRADDIZIONI
I racconti pasquali sono totalmente privi di teofanie ed abbellimenti teologici, come invece ci si aspetterebbe in un racconto tardivo.
Esistono inoltre nei Vangeli alcune discrepanze, delle contraddizioni nella narrazione, alcune delle quali risolte dagli studiosi, altre no. Quello che è importante è che si tratta di dettagli di poco conto, su fatti superficiali, che non alterano il nocciolo principale del racconto.
La presenza di queste contraddizioni è invece una prova della credibilità dei racconti.
Perché degli ipotetici falsari, così finemente organizzati da inventare i racconti pasquali senza ricevere smentite, sarebbero dovuti inciampare in un racconto con dettagli in contraddizione gli uni con gli altri?

Se i discepoli di Gesù (o gli evangelisti che misero per iscritto la loro testimonianza oculare), avessero voluto inventare una leggenda comune sulla resurrezione di Cristo, non si sarebbero contraddetti. Tanto meno se un evangelista avesse inventato e gli altri avessero copiato.

Avrebbero innanzitutto raccontato un mito plausibile e comprensibile agli occhi dei loro interlocutori che speravano di convincere (non una resurrezione corporale estranea alle Scritture!), in secondo luogo il racconto sarebbe stato privo di dettagli controproducenti (vedi il ruolo delle donne), senza dettagli precisi e riferimenti storici facili da smentire ed infine in perfetta coerenza gli uni con gli altri, accompagnando il tutto da abbellimenti teologici e compimento delle profezie.
Gli evangelisti fecero esattamente l’opposto!

IL MARTIRIO
Il fatto più sconcertante è che i testimoni della Resurrezione (che ricordo essere stati centinaia!) accettano il martirio.
Dobbiamo tener presente che gli apostoli, in particolare, non si sono fatti ammazzare per non rinunciare a credere a determinate cose o ad una ideologia che volevano diffondere, ma per non rinunciare a testimoniare ciò che hanno visto e udito.
Quindi i casi sono due:
O hanno visto e hanno trovato la forza per testimoniare, o non hanno visto e allora
sapevano di non aver visto.
E se non avessero visto, a che scopo farsi ammazzare inutilmente, sapendo di morire per niente?
Gli apostoli non hanno mai tratto alcun beneficio materiale da questi comportamenti.

Gli apostoli, inoltre, non hanno accettato il martirio per difendere un’ideale o una dottrina, (come fanno anche i terroristi islamici), ma per essere stati testimoni di un fatto che hanno visto e udito e che non volevano smentire! Se gli apostoli si fossero inventati la resurrezione di Gesù, sarebbero stati consapevoli di morire per una menzogna.
È umanamente credibile che centinaia di uomini siano morti per una cosa che essi sapevano essere non vera?
È una questione importante con cui dobbiamo fare i conti, e risulta razionalmente, logicamente, storicamente e umanamente impossibile dare una spiegazione a questo paradosso, alla concatenazione di questi eventi, se non ammettiamo che Gesù sia effettivamente risorto ed apparso a questa gente.


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