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Le nuove benedizioni di Tucho

Rubrica: “L’ultimo inquisitore” #1

Salve! Mi presento: sono l’ultimo Inquisitore! Lavoro un po’ strano il mio. Perché se una volta gli inquisitori perseguivano coloro che dall’esterno minacciavano la retta fede della Chiesa, ora mi trovo a dover dirimere questioni che riguardano “la Cattolica” al suo interno! Terribile, ma vero!

Oggi diamo uno sguardo a una delle perle “confezionate” dal Cardinal Fernández: la dichiarazione “Fiducia Supplicans”.

La proposta della dichiarazione del Dicastero della Dottrina della Fede consiste nel «distinguere tra due forme differenti di benedizioni: quelle “liturgiche o ritualizzate” e quelle “spontanee o pastorali”». Le prime (quelle liturgiche) hanno lo scopo di invocare una benedizione su alcune relazioni umane, ed è necessario che «ciò che viene benedetto sia in grado di corrispondere ai disegni di Dio iscritti nella creazione e pienamente rivelanti da Cristo Signore». Le seconde (benedizioni pastorali), «non sono una consacrazione della persona o della coppia che le riceve, non sono una giustificazione di tutte le sue azioni, non sono una ratifica della vita che conduce». Esse esprimono invece «l’abbraccio misericordioso di Dio e la maternità della Chiesa che invita il fedele ad avere gli stessi sentimenti di Dio verso i propri fratelli e sorelle». Queste sono il tipo di benedizione accordata alle coppie in situazioni irregolari e di cui parla diffusamente il documento. Alle coppie che richiedono questa benedizione pastorale non viene richiesta «un’esaustiva analisi morale come precondizione per poterla conferire. Non si deve chiedere loro una previa perfezione morale», poiché «Dio non allontana mai nessuno che si avvicini a lui».

Cari amici! Ma ci rendiamo conto? La distinzione operata dalla dichiarazione tra, benedizioni liturgiche e benedizioni pastorali, è priva di ogni fondamento spirituale e teologico! Oserei dire che comporta una grave e insensata schizofrenia di fondo. Ma sentite un po’: Quindi fino ad oggi le benedizioni che chiunque di noi ha ricevuto al termine di una S. Messa non sono pastorali? L’ambito liturgico in cui Cristo si rende realmente presente nella Santissima Eucaristia e mediante il quale ci raggiunge tutti, non è pastorale? La liturgia è pastorale all’ennesima potenza, perché non siamo noi a fare qualcosa ma è Cristo stesso che opera e agisce attraverso i suoi ministri e raggiunge tutte le periferie dell’uomo, per dirla con un linguaggio ormai consueto. Cristo è il pastore delle periferie! Perché raggiunge l’uomo di ogni tempo e ogni uomo. Lui raggiunge veramente tutti, e lo fa prima di ogni nostra iniziativa stravagante. Forse occorrerebbe riflettere bene sul significato del termine «pastorale». Lo faremo nella prossima puntata…sempre all’ombra del Sant’Uffizio.

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