Anche se San Giuseppe non era il padre, ma solo il custode di Gesù Cristo, tutti e quattro i Vangeli chiamano il Dio Incarnato “figlio di Giuseppe”. Giuseppe ebbe il coraggio di intraprendere l’educazione di non chiunque, ma dello stesso Dio-Uomo. Possiamo immaginare come lo portasse in braccio, lo nutrisse e gli insegnasse a camminare. Lo amò con cuore paterno e fu il primo dopo Maria ad adorarLo nella stalla di Betlemme. Fu anche uomo di molte virtù e oggi è per i cattolici patrono di molte cause.
Il seguente articolo è una traduzione curata da Opposto dal sito “Polonia Christiana”, disponibile al seguente link
Patrono delle famiglie e dei padri
Giuseppe di Betlemme era lo sposo della Santissima Vergine Maria. L’evangelista San Luca lo menziona per la prima volta descrivendo l’Annunciazione a Maria e sottolineando che era promessa sposa di Giuseppe, sebbene non vivesse ancora con lui. Quando Giuseppe seppe che Maria era incinta, pianificò di ripudiarla in segreto per proteggerla dalla diffamazione. Tuttavia, il Signore Dio gli rivelò che Maria non aveva commesso peccato e che ciò che in Lei era stato concepito veniva dallo Spirito Santo (Mt 1,20).
Sebbene la Sacra Scrittura non riporti nemmeno una parola pronunciata da Giuseppe, egli fu un uomo deciso nelle sue azioni. Non esitò a prendersi cura di Maria incinta e confidò nelle parole dell’angelo, nonostante dal punto di vista umano la sua decisione fosse incomprensibile. A Betlemme cercò con perseveranza un rifugio per Maria e, quando l’unico posto si rivelò essere una stalla (o una grotta, secondo alcune tradizioni), egli stesso assistette al parto. Infine, quando la vita del Bambino fu in pericolo, fuggì con Maria e Gesù in Egitto.
Giuseppe e Maria vissero in un matrimonio casto. E poiché Cristo non aveva un padre terreno, Giuseppe ricoprì questo ruolo nella Sua vita. Possiamo immaginare come portasse il Salvatore del mondo in braccio, lo nutrisse e gli insegnasse a camminare, e nella crescita fosse per Lui un modello di uomo.
San Giuseppe è il modello del buon padre. La Chiesa gli attribuisce numerose virtù necessarie al capo di una famiglia. Le litanie in suo onore lo chiamano, tra l’altro, “il più prudente”, “il più giusto”, “il più casto” e “il più forte”. Non solo era un uomo straordinariamente virtuoso, ma confidava anche sconfinatamente in Dio, come dimostra, tra l’altro, la suddetta decisione di intraprendere il difficile e pericoloso viaggio in Egitto.
L’uomo che fonda una famiglia, che desidera essere il miglior padre possibile, dovrebbe meditare sulle azioni di San Giuseppe e sul testo delle litanie in suo onore, cercando di imitare il suo atteggiamento. Tutte le famiglie dovrebbero invocare la sua intercessione per adempiere al meglio i propri doveri di genitori e coniugi.

Modello dei lavoratori
Il Vangelo menziona che Giuseppe si guadagnava da vivere esercitando il mestiere di falegname. Non temeva il lavoro fisico e la fatica. Fu proprio da lui che il giovane Gesù imparò il valore del lavoro, la sua dignità e la gioia dei frutti del proprio sforzo. Possiamo immaginare come il giovane Cristo aiutasse Giuseppe e imparasse il suo mestiere.
Nel XX secolo, quando il comunismo prendeva il sopravvento su paesi successivi, la figura di San Giuseppe fu la risposta della Chiesa alle accuse formulate da essi contro i sistemi “tradizionali”. Naturalmente, ai comunisti non interessava davvero migliorare la situazione della classe operaia, ma usavano solo i lavoratori per prendere il potere in successivi paesi. Gli slogan sulla “dignità del lavoro” colpivano la psiche delle persone stanche del duro lavoro, e nonostante esso, ancora alle prese con difficoltà materiali.
In quel periodo, la Chiesa sottolineava chiaramente che il destino dei lavoratori non le era indifferente. Ancora quando il marxismo era solo un’opinione filosofica e non un sistema politico, Papa Leone XIII nell’enciclica “Rerum Novarum” (1891) confermò il diritto dei lavoratori a una retribuzione dignitosa e a condizioni di lavoro eque, condannando sia il socialismo che il capitalismo sfrenato. Una posizione simile fu assunta da Papa Pio XI (“Quadragesimo Anno”, 1931) e da San Giovanni Paolo II (“Laborem Exercens”, 1981).
A sua volta, Pio XII istituì nel 1955 la festa di San Giuseppe Lavoratore, celebrata il 1° maggio. Quel giorno era già stato conquistato dai movimenti e dai governi comunisti come Festa Internazionale dei Lavoratori. Quando i comunisti mostravano la loro presunta preoccupazione per la classe operaia, il Papa voleva ricordare a tutto il mondo che la Chiesa è effettivamente a favore di condizioni di lavoro dignitose e salari equi. In modo particolare, propose proprio San Giuseppe come modello per tutti i lavoratori. La nuova festa liturgica ricevette il rango più alto (la cosiddetta festa di I classe) e lo mantenne fino alla riforma liturgica del 1970, quando divenne solo una memoria facoltativa.
Allo stesso modo, Papa San Giovanni Paolo II, in una delle sue udienze generali, affidò tutti i lavoratori alla protezione di San Giuseppe. “Possano essere sostenuti tutti coloro che possono godere dei frutti del lavoro delle proprie mani. Possa sostenere particolarmente coloro che soffrono a causa della mancanza di lavoro e dell’incertezza del domani”, disse il Santo Padre il 19 marzo 2003.
Patrono della buona morte
Non conosciamo l’esatta data della morte di San Giuseppe, tuttavia essa deve essere avvenuta tra il 12° e il 33° anno di vita di Cristo. Al momento del ritrovamento del dodicenne Gesù nel tempio, Maria Gli disse: “Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo” (Lc 2,48). A sua volta, durante l’attività pubblica di Gesù – tra il 30° e il 33° anno della Sua vita – qualcuno si rivolse a Lui con le parole: “Ecco, tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e vogliono parlarti” (Lc 12,46). La mancanza di menzione del “padre” suggerisce che Giuseppe non fosse già più in vita in quel momento.
La certezza su questo deriva dalla descrizione della crocifissione di Cristo. Il Salvatore morente sulla croce affidò Maria alla cura di San Giovanni, dicendogli: “Ecco tua madre” (Gv 19,27). L’evangelista aggiunge che “il discepolo l’accolse con sé”. La necessità di affidare Maria alla cura di San Giovanni significa che non aveva più il marito in quel momento.
Secondo la tradizione, San Giuseppe lasciò questo mondo in presenza di Gesù e Maria, il che fu un premio speciale per aver fedelmente adempiuto alla missione affidatagli da Dio. Il suo compito era la custodia della Sacra Famiglia – Maria e Gesù – di cui si è adempiuto perfettamente, nonostante non fosse il padre fisico del Bambino di Betlemme.
La presenza di Cristo e di Sua Madre nel momento della morte è ciò che ogni cattolico desidera. Nel noto canto “Matko Najświętsza” (O Madre Santissima) cantiamo: “E quando l’ultima lacrima scorrerà dall’occhio, o Madre Santa, in quell’ora chiudi i nostri occhi con le Tue mani: Rifugio dei peccatori, prega per noi!”. Possiamo supporre che a chiudere gli occhi del morente San Giuseppe fu proprio la Madre Santissima. Ecco perché la Chiesa lo venera come patrono della buona morte, ovvero quella che avviene in stato di grazia santificante e nell’affidamento a Cristo e Maria.
Custode della Chiesa Universale
Il titolo di “Custode della Chiesa Universale” fu conferito a San Giuseppe dal Papa Beato Pio IX nel 1870. La seconda metà del XIX secolo fu un tempo di gravi difficoltà in Europa, legate, tra l’altro, ai cambiamenti causati dalla rivoluzione industriale. Inoltre, l’oppressione colpì anche lo stesso Papa e lo Stato Pontificio – nello stesso anno le truppe italiane occuparono Roma e il Santo Padre fu in qualche modo “imprigionato” in Vaticano.
Non c’è da stupirsi, quindi, che di fronte a questi eventi il Beato Pio IX si rivolse per aiuto a San Giuseppe, incaricando la Sacra Congregazione dei Riti di annunciare nel decreto Quemadmodum Deus San Giuseppe Custode della Chiesa Universale:
“Nei tristi tempi di oggi, la Santa Chiesa, nostra Madre, subisce una tale oppressione e persecuzione che i suoi nemici sembrano pensare che le porte dell’inferno riusciranno a vincerla – i vescovi di tutto il mondo cattolico imploravano umilmente il Santo Padre a nome proprio e dei loro fedeli, affinché si degnasse di proclamare San Giuseppe patrono di tutta la Chiesa cattolica. Poiché queste richieste diventavano sempre più vive e universali, nel momento del riunito Concilio Vaticano, il Santo Padre Pio IX, profondamente commosso dagli ultimi eventi, volendo affidare se stesso e tutti i fedeli alla speciale e potentissima protezione di San Giuseppe, si degnò di soddisfare le richieste dei venerabili vescovi, proclamando solennemente San Giuseppe patrono della Santa Chiesa.”
Fino al 1955, la Chiesa venerava San Giuseppe con una festa separata in onore del suo Patronato, indipendente dalla solennità celebrata il 19 marzo. Questa festa, inizialmente cadente nella III domenica dopo Pasqua, nacque nell’ambiente carmelitano nel 1680. Col tempo fu adottata da altri ordini e alcune diocesi, finché nel 1847 il già menzionato Papa Beato Pio IX la estese a tutta la Chiesa. Successivamente si celebrava anche la sua ottava. A sua volta, durante il pontificato di San Pio X, affinché la festa non cadesse di domenica, fu spostata al mercoledì precedente, ovvero quella nella seconda settimana dopo Pasqua.
Purtroppo Papa Pio XII, a seguito delle riforme liturgiche del 1955 e dell’introduzione della festa di San Giuseppe Lavoratore il 1° maggio, abolì contemporaneamente la festa di San Giuseppe Custode della Chiesa Universale.
La verità su San Giuseppe come Custode della Chiesa Universale è stata ricordata e approfondita da Papa Francesco nella lettera apostolica Patris corde (n. 5): “San Giuseppe non può non essere il Custode della Chiesa, poiché la Chiesa è la continuazione del Corpo di Cristo nella storia, e allo stesso tempo nella maternità della Chiesa è adombrata la maternità di Maria. Giuseppe, proteggendo la Chiesa, continua a proteggere il Bambino e Sua Madre, e anche noi, amando la Chiesa, continuiamo ad amare il Bambino e Sua Madre.”
Terrore degli spiriti infernali
Vale la pena notare che quando Maria concepì il Figlio di Dio, l’intenzione di Giuseppe di ripudiarLa può essere vista come una tentazione di Satana. Egli superò però questa difficoltà, rifiutò l’inganno dello spirito maligno e prese la coraggiosa decisione di rimanere al Suo fianco. Allo stesso modo, vanificò i piani di Satana che usò Erode per iniziare la crudele strage degli innocenti – fuggendo con il Bambino e Sua Madre in Egitto, salvò la vita di Cristo.
Le testimonianze degli esorcisti indicano che l’intercessione di San Giuseppe è particolarmente efficace nella lotta contro gli spiriti maligni. Il Beato Bartolo Longo disse di lui che “è una grande benedizione per le anime trovarsi sotto la protezione di un santo il cui nome fa tremare e fuggire i demoni”.
Anche i missionari attivi nei paesi pagani invocavano la sua protezione. “Il Santo Patriarca iniziò ad essere menzionato dalla Chiesa come terrore degli spiriti infernali. I missionari nei paesi [pagani] confermano concordemente l’efficacia del sostegno che a questo proposito ricevettero da San Giuseppe” – leggiamo nel libro pubblicato all’inizio del XX secolo intitolato Rivolgiti a Giuseppe, nostro infallibile protettore.
Se guardiamo al testo delle litanie a San Giuseppe, vedremo quante cose possiamo affidare alla sua intercessione. È impossibile elencarle tutte, per questo il presente testo ne esamina solo alcune. Lo sposo della Madre di Dio è anche patrono, tra l’altro, delle vergini, dei malati e degli infelici. Senza dubbio si può quindi chiamarlo “patrono di molte cause”.



