Vittorio Messori: un cattolico di “razza”

È incredibile come il Signore abbia messo sul cammino dei grandi “amici”, oso chiamarli amici: penso a Giovanni Paolo II, Benedetto XVI, Don Giussani e anche lui, Vittorio Messori..

Ero solo un ragazzetto, ma lo ricordo molto bene il buon Messori, ospite di frequente a Porta a Porta: interveniva spesso nella discussione affermando “il cattolicesimo è la religione dell’ et- et e non dell’aut-aut” Cioè, voleva dire qualcosa di meraviglioso per un quindicenne come me: Il cattolico vero, non deve scegliere, ma tiene insieme la polarità degli elementi: sì alla fede con la ragione! Sì alla Scrittura e alla Tradizione! Sì alla libertà e alla Grazia! Sì alla fede e alle opere! Et -et!

Perché diceva Messori «la legge che regge il cattolicesimo è quella dell’et-et, mentre quella dell’eresia è l’aut-aut. Non a caso ‘eretico’ in greco significa ‘colui che sceglie’. Invece il cattolico vuole tutto. Cioè, il cattolicesimo è inclusivo, non espelle nulla, vuole abbracciare tutto. La legge del cattolicesimo è l’unione degli opposti, è il cercare di fare sintesi di ciò che sembra in contrasto. Nel mio libro, intitolato ‘Qualche ragione per credere’, dico che tutto quanto nella prospettiva cristiana, cattolica, non è semplice, è sempre complesso, esige una sintesi».

In realtà ho incontrato Messori per la prima volta leggendo il grande libro intervista a Joseph Ratzinger dal titolo Rapporto sulla fede: domande chiare, dritte al punto, con risposte altrettanto chiare. Rimasi conquistato da quel dialogo tra i due grandi personaggi.

Messori era un cattolico verace, convinto, non era disposto a mercanteggiare la fede. Credo che ciò sia dipeso dalla sua formazione: il suo cattolicesimo nacque in un ambito laico, estraneo alla pratica religiosa, addirittura anticlericale. È un uomo che ha lottato per approdare alla verità del Vangelo: una verità che non si può trovare alla “fiera dell’ovvio”!

Su questo desidero soffermarmi: Messori in tutta la sua vita di credente ha lottato per risvegliarci dal torpore dell’ovvio, e i suoi libri ci danno testimonianza di questo desiderio ardente, il desiderio di superare un cristianesimo abituato alla Rivelazione.

Qualche giorno dopo la sua morte (il venerdì santo!) mi sono imbattuto in un passaggio del volume Qualche ragione per credere e sono rimasto colpito dalle sue parole vere e provocanti, anche, e soprattutto, per il cattolico di oggi. Diceva che nelle Sante Messe si trova sovente «quell’aria di routine tra noi presenti, quell’omelia da burocrazia ecclesiale che tira conseguenze moraleggianti da una fede data per scontata: una sorta di atto dovuto, un commento all’ovvio. Come se fosse ovvio quel che lì dentro si dice e si fa!»

Mi sono sembrate parole drammatiche anche per me, che sono un religioso: come posso pensare di evangelizzare e predicare se la mia testimonianza non si lascia infiammare dallo Spirito Santo che ci fa comprendere e penetrare in profondità i misteri della redenzione? Come posso pensare di essere un testimone credibile se nessuno mai avvicinandomi mi chiede di Dio? Tutti noi dovremmo divenire la “trasparenza di Cristo”… l’abitudine, la routine, sono la morte di tale trasparenza!

Ha ragione Messori: ma potrà mai essere ovvio – almeno per noi, superstiti delle fede – che il Dio del cosmo e della storia si è fatto carne? E potrà essere ovvio che tale Signore della storia ha dato se stesso per amore, condividendo trent’anni con noi su questa terra? E sarà ovvio che si è dato per amore fino alla fine, in una morte ignominiosa per salvare ciascuno di noi?

Un ricordo grato allora va al caro Vittorio Messori perché tutta la sua vita, e la sua produzione scritta, ci ha spronati a crocifiggere il cristianesimo della routine e dell’ovvio e a far nascere in noi il fuoco della novità di un fatto, di un avvenimento che scalda il cuore, e inebria la ragione!

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