P.S: la contraccezione per i cattolici è SEMPRE sbagliata.
Padre Chad Ripperger, esorcista, studioso

La Chiesa ha sempre distinto tra gli elementi unitivo e procreativo all’interno dell’atto coniugale. È stato insegnamento costante della Chiesa che il fine primario dell’atto coniugale è la procreazione. Ora, so che recentemente alcuni hanno cercato di porre l’amore reciproco degli sposi sullo stesso piano dell’avere figli, ma questa è una novità. Il fatto è che la natura stessa dell’atto, se la si considera, è ordinata più fondamentalmente ai figli che all’amore reciproco dei coniugi, anche se quest’ultimo ne fa parte.
Il fatto che l’elemento unitivo e quello procreativo siano inseparabili lo sappiamo già dall’Antico Testamento, dalla storia di Onan, che Dio fece morire proprio perché separò questi due elementi. Questo ci dice quanto seriamente Dio consideri tale inseparabilità: si tratta di materia grave.
Naturalmente esistono certi peccati contro questa inseparabilità, e uno di essi è la contraccezione. Qualunque sia il tipo di contraccezione usato, la Chiesa ha insegnato fin dall’inizio — fin dai tempi degli Apostoli — che la contraccezione è un peccato mortale. Non è una dottrina nuova, né qualcosa inventato da Paolo VI: è un insegnamento che è sempre esistito.
La contraccezione è contraria a ogni categoria di inclinazione naturale della legge naturale. È contraria alla prima categoria di inclinazione naturale perché le forme chimiche di contraccezione, come la pillola, richiedono un’alterazione della persona — della donna che la assume — per bloccare l’ovulazione o impedire l’impianto nell’utero del nuovo concepito. Si tratta quindi di una modificazione del suo organismo, contraria alla prima categoria di inclinazione naturale, che è conservare il nostro essere così com’è. Senza contare che la pillola provoca tantissimi cambiamenti chimici nel corpo femminile. Questo è uno dei motivi per cui provoca diversi effetti collaterali, come noto dalla scienza medica.
Inoltre è contraria alla seconda categoria di inclinazione naturale. Perché? Perché gli animali non vanno in giro a praticare contraccezione. Noi dovremmo condividere con gli altri animali ciò che abbiamo in comune con loro: la generazione e l’educazione dei figli. È quindi contraria all’inclinazione naturale ad avere figli e crescerli.
È contraria, inoltre, anche alla terza categoria di inclinazione naturale.
La contraccezione non è contro il sesto comandamento, ma contro il quinto: “Non uccidere”. E non solo per il fatto che certi contraccettivi hanno effetti abortivi, ma perché sotto questo comandamento rientra anche ogni forma di mutilazione o qualsiasi modifica del corpo senza necessità. La sterilizzazione, naturalmente, è una forma di mutilazione. Molti non sembrano rendersene conto: si stanno mutilando, ed è contrario alla finalità della procreazione e alla facoltà generativa.
Ovviamente contraccezione e sterilizzazione incidono anche sul bene comune, limitando il numero di bambini nati in una determinata società. Per questo lo Stato ha il diritto di limitarne l’uso. Ed è per questo che ciò contrasta con la terza categoria di inclinazione naturale: vivere in società.
Si sente dire spesso: “La Chiesa e lo Stato non hanno il diritto di dirmi cosa fare nella mia camera da letto”. Al contrario: ciò che fate lì ha un impatto sul funzionamento generale della società.
Se volete capire quanto danno la mentalità contraccettiva abbia fatto e stia facendo alla nostra cultura e alla civiltà occidentale, andate su YouTube e cercate “Muslim demographics”. Vi darà un’idea dei danni che questa mentalità sta causando alla civiltà occidentale e al cristianesimo.
Poi c’è la pianificazione familiare naturale (NFP).
È una cosa buona nella misura in cui non separa gli elementi unitivo e procreativo. Alcuni dicono che la contraccezione artificiale sia sbagliata perché è artificiale. No, non è per questo che è sbagliata. È sbagliata perché separa quei due elementi, impedendo alla natura di raggiungere il fine per cui Dio l’ha ordinata. La pianificazione naturale, invece, non lo fa.
Tuttavia, anche la pianificazione familiare naturale può essere usata male. Pur essendo lecita in sé, le circostanze del suo uso possono essere cattive a motivo dell’intenzione. Per esempio, alcune persone hanno una mentalità contraccettiva: pensano semplicemente che i figli siano una cosa negativa, un peso eccessivo. “Non ne voglio più; ho avuto i miei 4,6 figli, basta così.”
Ma il punto è che i figli sono un bene. E uno degli insegnamenti tradizionali era che parte del fine del matrimonio fosse dare anime a Dio, riempiendo il cielo, per così dire.
La pianificazione familiare naturale può diventare una forma di “contraccezione cattolica” se usata senza una ragione sufficiente. La Chiesa ha sempre detto che non la si può usare senza una causa grave.
Che cosa si intende per causa grave? Un problema fisiologico che metta in pericolo la vita della donna; oppure una ragione sociologica. Persino Pio XII osservava che possono esserci ragioni sociologiche: ad esempio, se ci si trova in Cina e la moglie rischia un aborto forzato, allora si può usare la pianificazione naturale.
Ci sono anche ragioni psicologiche: se una madre sta per crollare mentalmente perché ha avuto sei figli in sei anni, allora si può rallentare un po’, affinché ritrovi equilibrio.
Ma questo ci dice qualcosa: normalmente, a meno che non vi sia un danno fisiologico permanente, la pianificazione familiare naturale dovrebbe essere usata temporaneamente, non come un “abbiamo avuto i nostri 4,6 figli, abbiamo fatto il nostro dovere, adesso basta”. Questo è del tutto contrario alla mente della Chiesa e anche alla volontà di Dio.
E sapete qual è il modo in cui Dio vi fa sapere che avete fatto la vostra parte quanto all’avere figli?
Si chiama menopausa. È allora che, a livello naturale, Dio chiude la possibilità, e non dovete più preoccuparvene.
Questo è importante, perché molte persone usano la pianificazione naturale senza motivo sufficiente.
So che molti teologi moderni hanno cercato di reinterpretare questo insegnamento, ma hanno completamente messo da parte tutta la tradizione morale. Dicono: “Non serve una causa grave, basta una causa seria”. Mi dispiace, ma nella tradizione morale il termine “seria” ha sempre significato “grave”. Non seguite questa strada.
Detto questo, la pianificazione naturale può anche essere usata per ottenere una gravidanza, e questo è uno dei suoi usi benefici.
Esistono poi varie tecniche di fertilità. Alcune sono conformi alla legge naturale, altre no. Se separano l’elemento unitivo da quello procreativo, non lo sono; se invece li aiutano senza separarli, generalmente sì. In ogni caso, se si arriva a questo punto, bisognerebbe parlarne prima con un sacerdote.
C’è poi la questione delle terapie ormonali, usate per aiutare una donna a rimanere incinta. Ci sono principi generali: devono essere necessarie e proporzionate ai bisogni della donna. In altre parole, dovrebbero essere usate solo quando davvero necessarie, per correggere squilibri ormonali e favorire ovulazione o impianto. È importante affidarsi a uno specialista, che possa diagnosticare il problema reale, invece di somministrare farmaci che potrebbero causare altre difficoltà.
Una delle cose che vediamo oggi, e che è un vero abominio, riguarda ancora una volta la menopausa. Essa è il modo in cui Dio, inscritto nella legge naturale, dice: “È tempo di smettere di avere figli”. Questo anche perché avere figli non significa solo metterli al mondo, ma anche crescerli. E crescere un figlio richiede circa 18 anni.
Tutto questo rivela una forma strana di manipolazione artificiale della vita umana. C’è qualcosa di profondamente sbagliato in tutto ciò.
In generale, esiste una posizione filosofica che ha un impatto profondo sulla vita concreta delle persone: si chiama posizione provvidenzialista.
Non siete obbligati a massimizzare il numero di figli.
In certi ambienti si sente dire che bisogna cercare di averne il più possibile. Non è vero. La Chiesa non l’ha mai insegnato. Ha semplicemente detto che si dovrebbe essere aperti ad accogliere tutti i figli che Dio vuole: né più né meno.
Questa è la posizione provvidenzialista: lasciare che Dio se ne occupi. Egli sa generalmente meglio di noi. Quando si tratta di avere figli, entrano in gioco molti fattori. Non si tratta solo di dire: “Non voglio più cambiare pannolini”.
Talvolta i figli più piccoli possono avere il maggiore impatto sulla famiglia. A volte proprio quel figlio che non avevate previsto potrebbe trasformare la famiglia. Potrebbe essere il figlio che Dio vuole usare per influire sulla società.
Il punto è che voi non conoscete l’intera portata della Provvidenza divina riguardo ai vostri figli. Ecco perché, salvo il sorgere di una causa grave, dovreste lasciare a Lui il numero dei figli. Lui conosce molto meglio di voi ciò che siete in grado di sostenere.


