
Ancora non riesco a trovare le parole. Un fulmine a ciel sereno. Mi chiedevo perché in seguito a questa morte in particolare mi sentissi così, ma poi ho scoperto che tutti i miei amici che condividono con me la fede e la ricerca della verità provano le stesse emozioni, pensano gli stessi pensieri e soprattutto, sono commossi e scossi allo stesso modo.
Perché la morte violenta, palesemente con moventi politici, di un personaggio come Charlie Kirk, del quale certamente come cattolici non condividevamo tutte le idee, ha avuto un impatto proprio sul piano personale così grande su coloro che lo conoscevano?
Da quando avevo 16 anni circa ascoltavo i suoi dibattiti. Il suo stile sempre pacato, rispettoso anche dell’interlocutore più violento e aggressivo (che capitava spesso durante i suoi eventi) mi attraeva. Il fatto che si documentasse e studiasse sempre in maniera approfondita e che avesse l’umiltà di ammettere quando non aveva ragione, di evolvere il suo pensiero, discernere gli eventi storici, politici e culturali del mondo era un esempio. Immaginavo cosa avrei detto io, come avrei risposto, come avrei gestito gli attacchi e anche come avrei parlato con Charlie delle cose su cui non andavamo d’accordo.
No, non era razzista, non era omofobo, transfobico o qualunque altra etichetta il falso buonismo moralizzante contemporaneo voglia affibbiargli; del resto neanche chi usa regolarmente questi termini è in grado di dare una definizione chiara e utilizzabile in vari contesti mentre Charlie era un cercatore di verità e le sue idee le esprimeva sempre con grande chiarezza. Chi sta celebrando o anche solo giustificando con un velato o meno “se l’è cercata” la sua morte mostra solo al mondo cosa lo abita interiormente, e non è qualcosa di buono.
Alcuni dicono “non hanno potuto provare che hai torto, quindi ti hanno ucciso”. Forse è vero.
La ragione per cui, tuttavia, lo shock è stato così grande penso sia stato che tutti siamo un po’ Charlie: il mondo non è più sicuro per noi. Lo dimostrano in Italia gli attacchi ai cristiani e ai conservatori, che vengono sempre più discriminati (loro sì, per davvero) nei dibattiti e negli spazi pubblici. Lo dimostrano le bombe e gli assalti alla sede di Provita e Famiglia. Il male sta scoprendo le sue carte e per chi cerca la verità, il buon senso, la Verità e Dio senza compromessi le cose si mettono male. Temo, o spero, ancora non so quale dei due, che questa morte inneschi qualcosa. E’ finito il tempo del dialogo a tutti i costi quando dall’altra parte ti attaccano. E’ finito il tempo in cui ci si vergogna delle proprie idee, ma soprattutto, della propria fede. Non doveva neanche esserci, ma questo sia un segnale per tanti tra noi che sono ancora troppo tiepidi.
Non avete ancora resistito fino al sangue nella vostra lotta contro il peccato, diceva San Paolo.
Charlie aveva detto in un’intervista che se dovesse morire vorrebbe essere ricordato per una cosa sola: il coraggio della sua fede.
Parlava spessissimo di Gesù, ne annunciava la salvezza, citava il Vangelo e mischiava sempre il Vangelo con la politica in modo buono: lo scopo della politica è, infatti, perseguire e lottare per il bene nella società. E il massimo bene è Dio. Del resto anche San Tommaso d’Aquino diceva che la politica è la più alta vocazione di ogni essere umano. Non so se Charlie lo leggesse, ma sicuramente lo aveva capito molto meglio di tanti di noi che continuano a vivere a loro fede privatamente.
Sono davvero commosso, e non riesco a smettere di pensare a ciò che è successo. Non perché ritengo che sia stato un santo o un martire, ad altri il giudizio, ma perché ha incarnato l’ardore per la lotta per la verità in un modo quasi perfetto. Perché in lui vedevamo un modello da seguire, ciascuno con la propria vocazione e posto nel mondo.
Charlie non “era”, “è” la speranza per suscitare una generazione di persone, un esercito oserei dire, che lotta per ciò che è buono, bello e vero.
Il suo assassinio violento non è la fine, ma solo l’inizio. Sia questo un risveglio. Nessuno di noi è sicuro, Gesù l’aveva detto che saremo perseguitati.
Rispondiamo con amore, con mitezza e purezza di cuore, che non significa con timidezza o sottomissione ma, come confermano innumerevoli santi, Padri della Chiesa e l’insegnamento biblico stesso, significa avere il coraggio radicale di vivere e incarnare ciò in cui si crede. Il coraggio di gridare dai tetti la verità quando vorranno metterci a tacere. Il coraggio di amare anche il nemico sopra a ogni cosa. Una luce non può essere nascosta.
Preghiamo per la vita eterna di Charlie. Preghiamo per l’assassino e per i mandanti, perché si convertano prima che sia troppo tardi. Preghiamo per tutti noi, perché abbiamo il coraggio di vivere la nostra fede con lo stesso coraggio che Charlie ha testimoniato nella sua breve, ma intensissima vita.
A Dio, Charlie e verso Dio tutti noi che rimaniamo qui, per ora.


