Elia Buizza, Andrea Baldazzi

Abbiamo invitato Elia di @eliacatholic a condividere con noi un pensiero sulla Quaresima. Scritto a quattro mani assieme ad Andrea di Opposto, eccovi qualche pensiero di due fratelli cattolici che cercano di camminare radicalmente verso Cristo, condividendo la gioia della propria fede.
Elia
Oggi per i cattolici di rito romano ha inizio la Quaresima, un tempo liturgico speciale per meditare e soffermarsi con intensità sulla vita di Cristo e specialmente sulla sua passione, morte e resurrezione. La vita corre veloce e non riusciamo a fermarci per far memoria di una vita, quella di Cristo, da cui è dipesa la redenzione dell’intero genere umano. Eppure questo tempo quaresimale si apre proprio con un giorno in cui siamo chiamati a una austerità che ci impone di realizzare la nostra caducità: “Memento, homo, quia pulvis es, et in pulverem reverteris” (“Ricorda, uomo, che polvere sei, e in polvere ritornerai”). Oggi questa formula è sempre più infrequente (anche se qualche bravo sacerdote, spesso anziano, la usa ancora), ma per molto tempo essa è stata utilizzata durante l’imposizione delle ceneri sul capo dei fedeli, una formula che ci obbliga a realizzare che tutto il nostro affanno è vano, tutte i nostri piani sono inutili se non trovano riscontro in Dio. Ecco l’importanza di ordinare ogni cosa a Cristo e soprattutto di affidare a Lui ogni nostro desiderio ed ogni nostra opera. Oggi il tempo si ferma, siamo chiamati a guardarci negli occhi per riconoscere la caducità della vita, non nella disperazione ma nella certezza della resurrezione.
La Chiesa stabilisce precetti chiari per la penitenza, imponendo l’astinenza dalle carni in ogni venerdì di quaresima e aggiungendo all’astinenza anche il digiuno nei giorni di mercoledì delle ceneri e venerdì santo.
Il requisito minimo per assolvere al precetto è che venga consumato un unico pasto completo con l’aggiunta di due piccole refezioni nell’arco della giornata, un piccolo sforzo per fare memoria e partecipare al sacrificio di Cristo sulla croce. Va da sé che un cattolico autentico, con una Fede matura, riconoscerà questo minimo richiesto come insufficiente per contribuire al Sacrificio e sarà chiamato, in coscienza, a interrogarsi su come effettivamente impegnarsi per avvicinarsi a Cristo crocifisso. Certo è che nessuno dei nostri sforzi potrà mai avvicinarsi a ciò che nostro Signore ha patito sulla croce, ma nel nostro cuore offriamo il nostro sforzo certi della sua immensa misericordia che sa valorizzare ed elevare anche queste piccole nostre rinunce.
È significativo che la penitenza odierna verrà riproposta proprio nel giorno della morte di nostro Signore, una morte che ci riguarda intimamente perché strettamente connessa ai nostri peccati. Un Dio che si fa uomo “fino alla morte di croce”, che quel patimento lo affronta per liberarci dalla schiavitù del peccato e che ancora dopo questo Sacrificio assiste a noi figli che spesso lo tradiamo, lo rinneghiamo, viviamo immersi nel peccato. Eppure la Sua Misericordia è tanto grande che ci lascia il perdono dei peccati nel sacramento della Penitenza. Questa è la Misericordia di Dio: un’assurdità per l’uomo che fatica a comprendere un Dio che è giudice giusto e padre amorevole. Questi due attributi, giustizia e misericordia, infinitamente presenti in Dio Padre sono intimamente connessi; quante volte si sente proporre, erroneamente, una distinzione tra il giudizio e la misericordia. Non così per Dio, in cui questi due elementi sono pienamente presenti e sono uno il riflesso dell’altro.
Oggi, specialmente in questo tempo liturgico, occorre meditare sulla nostra inclinazione al peccato e ritornare a lavorare per una riconversione autentica del nostro cuore a Dio; questo è il tempo della misericordia che non prescinde mai da un “mea culpa”, da un riconoscimento del proprio peccato. Domani sarà il tempo della giustizia, a cui conviene prepararsi per tempo approfittando dei momenti che la Chiesa offre per fermarsi, meditare, pregare, chiedere perdono e ripartire certi del sostegno della Grazia che Dio non nega a chi con dedizione e determinazione cammina rettamente sulla via che la Chiesa indica per la conquista del Paradiso.
Andrea
Inutile dire che, come ogni anno, la Quaresima dovrebbe essere un periodo di rinnovamento spirituale per ciascuno di noi, momento in cui moltiplichiamo gli sforzi per avvicinarci a Dio. Tuttavia spesso i doveri propri del nostro stato di vita ci rendono più difficile farlo in maniera armoniosa. Lo sto sperimentando molto quest’anno, in cui tra ritmi intensi al lavoro, bambini piccoli che richiedono molte attenzioni e vicissitudini varie, il tempo per pregare e per coltivare il rapporto con Dio è quasi nullo. Come fare allora per vivere una buona Quaresima anche in queste situazioni?
Mi fa riflettere molto San Paolo con la sua esortazione “pregate sempre”, dalla prima lettera ai Tessalonicesi. Come faccio a pregare sempre in situazioni del genere? Pensandoci meglio credo che il segreto stia nell’avere un “atteggiamento contemplativo”. Questa mattina in auto mentre andavo al lavoro ascoltavo una catechesi di un santo sacerdote che diceva: “quante volte dici a Dio che lo ami?”. Eh già, quante? Se ami una persona la desideri, la attendi, la pensi, desideri passare ogni momento libero con lui/lei. Ricordo ancora quando uscivo con Veronica, la ragazza che ora è mia moglie: anche se ero all’università, sull’autobus, facevo la spesa, sotto sotto quell’innamoramento c’era sempre e tutta la mia quotidianità era permeata da questo pensiero di amore sotteso che accompagnava ogni mio gesto. Tanto più con Gesù, nostro Dio, che ci ama infinitamente e ci ha salvati sulla croce! Questo è lo zelo apostolico.
Forse in questa Quaresima possiamo essere chiamati proprio a questo: fare tutto con Dio. Tornare a lui col pensiero il più spesso possibile, anche magari mentre stai compilando quel documento meccanicamente al lavoro, o ricevendo l’ennesimo cliente. Magari mentre lo fai puoi pregare per lui nella mente e dire “Signore fa che lo accolga nel tuo nome e possa io essere di testimonianza alla Verità”.
E’ necessario, inoltre, avere ben chiare le priorità. La Chiesa ci invita a fare dei sacrifici e delle rinunce per Dio, strumenti che ci possono ottenere tante grazie. L’insegnamento di nostra madre Chiesa impone un minimo, ma possiamo davvero mettere a tacere la voce della coscienza con un piccolo “fioretto”? Può essere sufficiente rinunciare alla cioccolata o ai social per sentirsi “a posto”? La rinuncia è soprattutto del cuore: deve nascere dal desiderio di avvicinarci a Dio, non da quello di timbrare il cartellino del fioretto quaresimale. Ciascuno di noi, in coscienza appunto, sa cosa può fare e dove dovrebbe migliorare per cercare di donare a Dio ancor di più ogni momento. Se torni a casa stanco da lavoro, e la prima cosa che fai è metterti sul divano davanti alla TV, secondo te è la cosa più giusta? A Dio dobbiamo dare le primizie, ed è proprio quando ci costa che la nostra rinuncia ha più valore. Diamo il meglio di noi a Dio, e Dio ci elargirà le grazie che chiediamo. Viviamo questo periodo liturgico, e tutta la nostra vita, radicalmente ancorati a Cristo e in ricerca della verità: nei tempi confusi che corrono abbiamo delle condizioni privilegiate per santificarci.



