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La chiave dell’abnegazione

“Chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato”

(Lc 14,11)

L’articolo è la traduzione in italiano, curata da Opposto, di un’omelia di un sacerdote disponibile sul canale YouTube “Sensus Fidelium“. Di seguito il link per chi volesse, buona lettura.

Parafrasando, San Giovanni Crisostomo dice: “se non c’è lotta, non ci sono ferite; se c’è una lotta, aspettatevi ferite”. Andando all’assalto di una collina con coraggio e perseveranza, siete destinati a essere colpiti. In altre parole, non vivremo una vita angelica se non con la lotta contro le tendenze del peccato e le tendenze dell’orgoglio. Ma mentre procediamo cercando di curare le nostre ferite e diventare migliori, dobbiamo implementare qualcosa che ci tenga umili, e questo è il rinnegamento di sé.

In seminario, ci hanno insegnato una frase, una parola che è poco conosciuta nel vocabolario inglese; si chiama abnegazione. E’ stato un termine classico per tutta la storia della spiritualità. Il fatto che non ne conosciamo il significato è probabilmente il motivo per cui ci siamo allontanati da questa pratica per così tanto tempo. Il rinnegamento di sé è cruciale affinché Dio possa risvegliare le sue grazie in noi. Dobbiamo avere questa generosità di rinunciare a noi stessi nella misura in cui Dio ci chiama a farlo, secondo lo stato di vita in cui il Signore ci ha posti. Dobbiamo rinnegare noi stessi se vogliamo diventare santi.

Poi c’è un’obiezione che emerge molte volte: “Ho una costituzione debole e una salute cagionevole, quindi le pesanti penitenze sono fuori discussione,” affermano alcuni. “Il mio confessore mi proibisce di praticare opere di penitenza”. Direi “molto bene, obbedisci al tuo confessore, non fare pesanti penitenze, ma almeno sopporta pazientemente i disagi della tua debole condizione fisica. Cerca di non lamentarti del tempo e se ti è vietato dal tuo confessore di compiere opere di penitenza, almeno astieniti occasionalmente da qualche piacere lecito. Almeno qualcosa durante la settimana, sebbene piccolo, che sia un esempio per i bimbi che sono seduti qui ad ascoltare questa predicazione.”

Per esempio, invece di lasciare sempre ai tuoi fratelli e sorelle il compito di portare fuori la spazzatura e tu magari sei esentato da questo compito perché non vuoi perderti l’inizio del tuo cartone preferito, beh, forse una volta ogni sei mesi potresti perderti l’inizio emozionante del tuo cartone così da poter offrire qualcosa a nostro Signore. Deve essere qualcosa che puoi fare anche se ti vietano di fare tutte le penitenze di un monaco. C’è qualcosa che possiamo fare per grazia di Dio. Una volta il grande San Francesco Borgia, quando usciva a caccia, mandava il suo falco a catturare la preda ma abbassava gli occhi così da non vedere e godere per l’emozione della preda che veniva catturata.

Ora non dobbiamo fare tutte queste cose, ma qualsiasi piccolo tesoro di rinuncia che possiamo trovare per dimenticarci di noi stessi, vale molto e ci porterà lontano. “Padre, come posso superare questo vizio, questa tentazione o qualsiasi altra cosa? Comincia a rinnegare te stesso; questa è la risposta! E non devi iniziare a flagellarti per cinque ore durante la notte finché il sangue non scorre abbondante. È sufficiente mordere le labbra quando cerchi sarcasticamente di rispondere a qualche obiezione, è lì che inizia. Inizia negando a te stesso la senape se ti piace la senape. “Oggi non metterò la senape nel mio panino” e nessuno se ne accorgerà, nemmeno tu a malapena, ma Dio vedrà quei grandi atti di amore e in alcuni casi rinunciare alla senape è ancora più prezioso che flagellarsi per cinque ore di notte finché il sangue non scorre; dipende dall’intenzione.

Il grande San Francesco di Sales direbbe, “un po’ di piccole penitenze ma un grande amore ti porterà lontano,” parafrasando.
Quindi ecco come funziona: se ti neghi molteplici piaceri leciti, allora il tuo corpo e il tuo cuore diventano inadatti a cercare piaceri illeciti, questa è una cosa buona.
Allo stesso modo, indulgere in un gran numero di piaceri leciti ti farà presto oltrepassare la linea verso piaceri proibiti, illeciti; funziona così.
Questo non significa che dobbiamo negarci tutto il tempo i piaceri leciti; ogni tanto ci piace vedere il falco abbattersi sul coniglio. Negarci tutto ogni volta, può darsi, perché no prima o poi…ma almeno qualcosa sì! Dobbiamo negarci qualcosa perché se ci permettiamo piaceri leciti, senza sosta, non passerà molto tempo prima che oltrepassi la linea e cerchi piaceri illeciti. Questo è il peccato.

San Antonio raccontò una volta la storia in cui l’angelo custode di un uomo malato gli offrì una delle due opzioni: trascorrere tre giorni in purgatorio o due anni in un letto di morte. L’uomo malato scelse tre giorni in purgatorio e poi dopo un’ora si lamentò con l’angelo: “Sono qui da diversi anni, mi avevi promesso solo tre giorni.” L’angelo gli disse, “Il tuo corpo è ancora caldo sul letto di morte sulla terra mentre tu mi parli di anni”.
In virtù di questo, Sant’Antonino esortò: “o anima cristiana, se hai qualcosa da soffrire, dì a te stesso, “questo deve essere il mio purgatorio, lo sopporterò così da soffrire pazientemente per espiare i miei peccati e guadagnare meriti per la vita eterna.”

Mentre faremo la Comunione oggi potremmo ricordare una frase di San Paolo: spero che si diffonda nella nostra anima mentre Cristo sta entrando dentro il nostro cuore durante la Santa Comunione. Romani capitolo 8 versetto 18:
“Io ritengo, infatti, che le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi”.

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