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La moda cristiana nell’insegnamento della Chiesa

La presente intervista è tratta dal sito web americano 1Peter5 e la traduzione è stata curata dalla redazione di Opposto. 

Recentemente ho avuto l’opportunità di intervistare l’autrice del libro Virginia Coda Nunziante.

Signora Coda Nunziante, ho letto con piacere La moda cristiana nell’insegnamento della Chiesa che copre un’area di grande interesse per molti cattolici di oggi. Può dirmi cosa l’ha ispirata a compilare quest’opera e come ci è arrivata?

Per molti anni il tema del pudore e del senso del riserbo è stato per me una riflessione costante, soprattutto vedendo intorno a noi, anno dopo anno, un modo di essere, di vestire, di comportarsi, che non solo si opponeva a quello che dovrebbe essere, secondo me, il giusto comportamento dei cattolici, e in particolare delle donne cattoliche, ma si scontrava anche con un naturale sentimento di pudore, che è insito nella coscienza di ogni uomo e donna. Ho iniziato ad approfondire l’insegnamento della Chiesa su questo punto e ho trovato illuminante il libro Le probleme feminin, pubblicato dai Monaci di Solesmes, che raccoglie gli insegnamenti papali sulla donna e sulla femminilità, soprattutto del XX secolo. Mi fu chiaro come la Chiesa nel suo complesso avesse prestato molta attenzione a questo tema: Papi e vescovi avevano scritto e parlato a lungo dei profondi cambiamenti che si erano verificati nella società dall’inizio del XX secolo e che stavano influenzando fortemente le donne, cambiando la loro mentalità e sovvertendo il loro ruolo. Ai forti appelli delle autorità ecclesiastiche alle donne affinché non perdano la loro femminilità, la loro dolcezza, la loro purezza e il loro pudore, è seguito il silenzio dell’epoca attuale, in cui non si sente più alcun riferimento alla salvaguardia di questi valori. È per questo motivo che ho cercato di raccogliere gli insegnamenti dei Papi che considero più importanti, affinché ci sia una maggiore comprensione delle sfide che le donne devono affrontare oggi e dei giusti comportamenti da tenere per rimanere fedeli alla nostra vocazione di donne cattoliche.

Molti lettori avranno sentito parlare della sua splendida leadership, durata oltre un decennio, nel movimento pro-life italiano. In che modo il suo lavoro di promozione della santità della vita e della famiglia informa il suo studio dell’insegnamento della Chiesa sull’abbigliamento?

L’abbigliamento è espressione di una visione della vita e gli eventi pubblici come la Marcia per la Vita sono espressioni visibili della stessa visione del mondo basata sul primato dei valori spirituali e culturali. La visione della vita che professiamo deve permeare tutte le nostre azioni. Proprio perché sono sempre stata impegnata nella difesa della famiglia e della vita umana innocente, mi sono resa conto di quanto questo dipenda dalla donna. Se una donna perde la consapevolezza del suo ruolo e della sua missione nella società, che non è quella di fare carriera e di contendersi il potere con gli uomini, questo si ripercuote su ogni aspetto della sua vita. Due tappe ben note di questa sovversione della donna sono la distruzione del matrimonio cristiano con il divorzio e la distruzione della vita umana innocente con l’aborto. Ma potremmo elencare anche altre tappe, come la legalizzazione della contraccezione, la rivoluzione del Sessantotto e l’ascesa del femminismo, che ha iniziato le sue battaglie con la sovversione dell’abbigliamento.

Ha sempre avuto interesse per l’abito come componente della cultura cristiana o questo interesse si è sviluppato gradualmente nel tempo?

L’abbigliamento faceva parte della buona educazione cattolica ricevuta in famiglia. Io, grazie a Dio, posso solo ringraziare i miei genitori per l’esempio e l’insegnamento che mi hanno dato. Poi, crescendo e dovendo presentarmi prima ai compagni di scuola, poi agli amici dell’università, e più tardi anche all’interno dell’apostolato cattolico, ho capito che dovevo giustificare e difendere il mio modo di vivere e il mio abbigliamento, che non era conforme alle mode attuali. Questo mi ha costretto ad approfondire l’argomento per poter dare ragioni e spiegazioni a chi voleva ascoltarli, ed è stato anche molto utile per me capire meglio cosa significa essere una donna cattolica oggi.

Nell’introduzione alla moda cristiana, fai la distinzione tra costume (usi abituali di regioni o nazioni) e moda (tendenze fugaci che spesso distruggono i costumi). Come italiana, pensa che i molti costumi del suo patrimonio culturale, nonostante la crescente secolarizzazione, possano contribuire a informare gli italiani della fede mentre cercano di ricostruire la cultura cristiana nei vestiti e in altre arti? E quale sarebbe il tuo consiglio ai paesi “giovani” come gli Stati Uniti?

Certamente nel tessuto sociale del nostro paese, le tradizioni popolari con i loro bellissimi costumi influenzano mantenendo vivo il senso della bellezza, del decoro e della modestia. Ogni regione italiana è molto orgogliosa dei suoi costumi, che sono tutti molto diversi. Le feste popolari attirano molto turismo e questo dimostra che le persone sono attratte dall’eleganza e dalla bellezza dei vestiti, dei comportamenti e delle antiche tradizioni. Oggi siamo immersi in una società dell’orribile, del brutto, del volgare, e quindi ogni appello alla bellezza è un’apertura al trascendente. Questo vale anche per ciò che ci circonda, dalle chiese alle cattedrali, dai palazzi storici ai castelli, dai vicoli delle città ai borghi medievali: tutto riflette quello spirito che ha reso grande l’Europa e che noi chiamiamo civiltà cristiana.

Per quanto riguarda un paese “giovane” come gli Stati Uniti, dove è difficile trovare questo spirito nella società, posso solo raccomandare di cercare di crearlo nell’ambiente in cui viviamo, nel nostro modo di essere e di vestirci; cercarlo nelle chiese dove andiamo a Messa, negli appartamenti o nelle case dove viviamo. In definitiva, dobbiamo continuamente sforzarci di non conformarci mai al brutto, ma di cercare sempre il bello e di non conformarci alla mentalità del mondo che ci circonda.

In tutta la panoramica storica del libro, si evidenziano le forti correnti che hanno attraversato la moda di età in età. Dall’odio per la gerarchia che ha guidato le sans-culottes della Rivoluzione francese, allo stile Garçonne di Chanel (una prima ondata di ideologia di genere), all’egualitarismo manifestato dall’ubiquità dei jeans alla fine del XX secolo, il vestito è spesso diventato un’arma per la distruzione della vera identità umana. Quali forze vede guidare l’abbigliamento oggi, e come possono rispondere i cattolici?

Questa domanda è molto complessa perché richiederebbe un’analisi approfondita di tutte le forze in gioco. Mi limiterò però a un concetto: c’è un processo storico rivoluzionario e le forze all’opera oggi sono le stesse che hanno agito ieri nella storia anche se gli strumenti che usano sono diversi. Queste forze possono essere definite come i ‘nemici di Dio.’ Sono stati all’opera per secoli e sempre con lo stesso intento: sovvertire il piano della creazione, corrompere l’uomo per perderlo, distruggere la Chiesa. Oggi agiscono attraverso mode imposte dai mass media e dai social media; attraverso falsi modelli; attraverso scuole che non educano più al bene, al vero, al bello, ma quasi sempre al male, alla menzogna, alla bruttezza. Ma la lista potrebbe essere molto lunga..I cattolici hanno il dovere di reagire perché, come ci ricorda il libro di Giobbe, “Militia est vita hominis super terram” (7,1). E devono farlo, a mio parere, su tre livelli: quello della preghiera, senza la quale tutto sarebbe vano; quello della formazione culturale per poter capire le forze in gioco e non essere ingannati da un nemico molto astuto; quella dell’azione, che sarà frutto della preghiera e della formazione, resa indispensabile per non lasciare il campo solo ai nemici di Dio.

Fedele al suo titolo, La moda cristiana nell’insegnamento della Chiesa contiene estratti dagli scritti e dai discorsi di vari prelati. Quali insegnamenti papali su questo tema avete trovato più utili o più edificanti nel vostro cammino?

Devo dire che tutti i discorsi sono particolarmente densi e incisivi. Rimasi molto colpito dalla chiamata di Pio XI, nel 1926, per una crociata per la purezza. È stato quasi un secolo fa… e poi vari discorsi di Pio XII, forse soprattutto quello del 30 dicembre 1941. In questo discorso il Santo Padre dipinge un quadro molto lucido della corruzione in cui la società si trovava allora e fa appello alle donne cattoliche perché siano strumenti degni della Divina Provvidenza per una nuova evangelizzazione. Il Papa parla spesso di ‘spirito militante’, di ‘crociata’, esorta le giovani donne ad entrare “nella lotta contro i pericoli della cattiva morale, combattendoli in vecchi campi aperti a voi, abbigliamento e abbigliamento, nel campo della cura personale e dello sport, nel campo delle relazioni sociali e dello spettacolo.” Ma dà anche indicazioni su come dovrebbero combattere: “Le tue armi saranno le tue parole e il tuo esempio, la tua cortesia e il tuo comportamento, che parlano anche agli altri e rendono possibile e lodevole tale comportamento come onora te e la tua attività.” Queste riflessioni sono molto importanti per due ragioni: la prima è che chiariscono che, come cattolici, non possiamo sottometterci passivamente allo “spirito del mondo” ma dobbiamo combatterlo ogni giorno rinnovando il nostro amore per Dio e la sua legge; il secondo è che il Papa esorta le giovani donne ad agire concretamente, ad uscire dalle loro case e chiese per svolgere un apostolato militante, anche nello spazio pubblico, per rimettere Dio al centro della vita sociale.

Quali progetti ti tengono occupata?

Un libro sui martiri della purezza. Lo stiamo scrivendo insieme ad altre giovani donne che sono tutte impegnate in una crociata per la purezza dopo quella chiamata da Papa Pio XI. Vogliamo riaffermare il nostro desiderio di non cedere allo spirito del mondo e di rimanere fedeli alla nostra vocazione femminile, il cui modello è la Vergine Santa. La purezza è strettamente legata alla modestia, al senso di riserbo, all’integrità della mente e del cuore: riflettere sull’eroismo che ha portato queste giovani donne a sacrificare la loro vita per non perdere la loro purezza, siamo spronati a saper affrontare l’incomprensione o la derisione del mondo per rimanere fedeli ai nostri ideali.

La ringrazio molto per aver condiviso il suo tempo e i suoi pensieri con noi, signora Coda Nunziante.


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