Leone XIV: “Dobbiamo sparire perché rimanga Cristo”

La prima omelia di Papa Leone XIV sembra essere già un programma di governo. Si tratta di un’omelia dal sapore squisitamente cristocentrico. Dalle sue parole si evince che Cristo è il cuore della fede della Chiesa, tutto il resto viene di conseguenza.

Emerge una chiara visione del papato: il papa non è una monade che dall’alto guida la Chiesa in solitudine, ha chiesto ai cardinali e alla Chiesa tutta di camminare insieme con lui e ha invitato tutti i credenti alla bella professione di fede: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente!».

Ha parlato del ministero petrino come un compito da svolgere come fedele amministratore a favore di tutto il Corpo mistico della Chiesa «così che Essa sia sempre più città posta sul monte (cfr Ap 21,10), arca di salvezza che naviga attraverso i flutti della storia, faro che illumina le notti del mondo». Una Chiesa chiamata ad essere luce delle genti «non tanto grazie alla magnificenza delle sue strutture o per la grandiosità delle sue costruzioni, quanto attraverso la santità dei suoi membri, di quel popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere ammirevoli di lui, che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua luce meravigliosa» (1Pt 2,9). Papa Leone XIV ha fatto il ritratto di una Chiesa che è chiamata a divenire più spirituale e totalmente relativa al Signore Gesù. Una Chiesa che è certamente gerarchica ma che non mette al centro se stessa.

Una Chiesa preoccupata di come sia considerato oggi il Cristo (o non considerato!).

La Chiesa torna con forza e vigore a riproporre la professione in Gesù Cristo: si tratta di una professione nel vero Gesù in quanto – continua il papa – «anche oggi non mancano poi i contesti in cui Gesù, pur apprezzato come uomo, è ridotto solamente a una specie di leader carismatico o di superuomo, e ciò non solo tra i non credenti, ma anche tra molti battezzati, che finiscono così col vivere, a questo livello, in un ateismo di fatto». Il buon amministratore – sembra dirci il papa – è custode della fede, della vera fede in Cristo Gesù. A partire da questa fede e da questo amore il cuore del Papa Leone si allarga alle tante “crisi” dell’uomo di oggi: si tratta di «luoghi in cui urge la missione, perché la mancanza di fede porta spesso con sé drammi quali la perdita del senso della vita, l’oblio della misericordia, la violazione della dignità della persona nelle sue forme più drammatiche, la crisi della famiglia e tante altre ferite di cui la nostra società soffre e non poco». Leone rileva che è la mancanza di fede all’origine delle tante criticità di oggi per cui urge evangelizzare! Urge un risveglio delle coscienze, anche dei cattolici!

Infine, Leone XIV ha concluso riferendosi alla sorte di Sant’Ignazio di Antiochia il quale fu, condotto in catene verso Roma, luogo del suo sacrificio. Scriveva ai cristiani che vi si trovavano: «Allora sarò veramente discepolo di Gesù Cristo, quando il mondo non vedrà il mio corpo» (Lettera ai Romani, IV, 1). Si riferiva – dice Leone – «all’ essere divorato dalle belve nel circo – e così avvenne –, ma le sue parole richiamano in senso più generale un impegno irrinunciabile per chiunque nella Chiesa eserciti un ministero di autorità: sparire perché rimanga Cristo, farsi piccolo perché Lui sia conosciuto e glorificato (cfr Gv 3,30), spendersi fino in fondo perché a nessuno manchi l’opportunità di conoscerlo e amarlo. Quello di Leone XIV sembra un programma del fondamento! O per dirla con Balthasar un programma dei “punti fermi”. Professiamo Cristo, senza paura, insieme, e portiamo il Cristo come ”terapia” e risposta ad ogni crisi dell’uomo contemporaneo. Leone XIV ci ha commosso: per il suo cristocentrismo, per il suo zelo apostolico e missionario, per il suo mite sorriso. Sosteniamolo come nella bella immagine di San Domenico che sorregge sulle sue fragili spalle la Chiesa del Laterano. Anche noi desideriamo aiutare il Papa e portare con lui e dietro a lui, il peso del suo ministero. Che attraverso il Suo ministero ciò che è nostro sparisca, affinché rimanga la luce di Cristo!


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